Chiedere un chiarimento, confrontare due prodotti, preparare una presentazione o trovare un’idea: l’intelligenza artificiale sta entrando in attività sempre più quotidiane. Per le aziende, questo significa considerare un nuovo punto di contatto con il pubblico.
Ma quanto è diffusa l’AI in Italia? Chi la utilizza e come stanno cambiando le abitudini digitali?
Quanti italiani usano l’AI
A dicembre 2025, quasi 15 milioni di italiani tra 18 e 74 anni avevano utilizzato almeno una delle applicazioni di AI monitorate da Audicom/Audiweb: il 35% della popolazione online della fascia considerata.
La media mensile è passata da 5,2 milioni nel 2024 a 12,7 milioni nel 2025, più che raddoppiando. Numeri che mostrano quanto rapidamente questi strumenti stiano raggiungendo un pubblico più ampio.
La rilevazione di luglio 2026 dell’Osservatorio GenAI fotografa queste audience:
| Piattaforma | Utenti unici nel mese in Italia |
|---|---|
| ChatGPT | 9.625.000 |
| Gemini | 9.374.000 |
| Microsoft Copilot | 2.367.000 |
| Claude | 1.802.000 |
| Meta AI | 1.614.000 |
| Perplexity | 1.016.000 |
| Grok | 528.000 |
Questi valori indicano gli utenti delle singole piattaforme e non vanno sommati, perché una stessa persona può utilizzare più servizi.
Qual è l’età di chi usa l’intelligenza artificiale

Pensare all’AI come a uno strumento utilizzato esclusivamente dai giovanissimi rischia di dare una visione incompleta.
Nel pubblico di ChatGPT rilevato a luglio 2026, i 45–54enni rappresentano il 21,9%, i 55–64enni il 18,7% e i 65–74enni il 12%. Complessivamente, quindi, il 52,6% degli utenti rilevati ha almeno 45 anni. Queste percentuali descrivono la composizione del pubblico della piattaforma, non la diffusione dello strumento all’interno di ogni fascia d’età.
I giovani mantengono però una maggiore propensione all’adozione: la Digital Consumer Trends Survey di Deloitte riporta un utilizzo dell’AI generativa dell’83% nella Gen Z, contro il 37% tra gli over 55. Sono indicatori diversi dall’audience mensile, da leggere separatamente.
Per un’impresa, il messaggio è concreto: l’AI interessa anche un pubblico adulto, che può coincidere con i propri clienti.
Come viene utilizzata l’AI
La ricerca di informazioni è uno degli impieghi rilevanti. Secondo lo studio YouGov pubblicato a settembre 2026, il 40% degli italiani utilizza assistenti AI per trovare informazioni. Soltanto il 14%, però, li considera il punto di partenza principale delle proprie ricerche.
L’AI affianca quindi altri canali nel percorso informativo. Una persona può chiedere una spiegazione a un assistente, approfondire sul sito di un’azienda e cercare ulteriori riscontri prima di contattarla.
Gli impieghi possibili spaziano dallo studio al lavoro: riassumere un documento, comprendere un concetto, tradurre un testo, organizzare un’attività o sviluppare una prima bozza. Per questo, il numero degli utenti di un chatbot non equivale al numero di ricerche sul web.
L’incontro con l’AI può avvenire anche dentro strumenti già familiari. Deloitte segnala che il 72% entra in contatto con la GenAI attraverso funzioni integrate nelle app quotidiane, mentre il 61% utilizza anche strumenti dedicati. Le due modalità possono sovrapporsi.
Il trend di crescita riguarda anche la frequenza d’uso
Tra luglio 2024 e luglio 2026, ChatGPT è passato da 3,1 a 9,6 milioni di utenti mensili italiani; Gemini da 858.000 a 9,4 milioni, quasi undici volte tanto.
Anche l’intensità di utilizzo mostra segnali di crescita: il 69% degli utenti AI, secondo YouGov, dichiara di usarla più spesso rispetto a un anno prima.
Questo non significa che tutti abbiano sviluppato un’abitudine stabile. Deloitte evidenzia ancora ostacoli legati alla qualità delle risposte, alle competenze e all’utilità percepita. Il quadro è quello di una tecnologia in espansione, con livelli di familiarità e utilizzo molto diversi.
Cosa cambia per la comunicazione delle aziende
Per chi si occupa di comunicazione, questi dati suggeriscono di considerare anche le domande che le persone possono rivolgere agli assistenti AI.
«Quale soluzione è più adatta alle mie esigenze?», «Che differenza c’è tra questi servizi?», «Quali aspetti devo valutare prima di acquistare?»: sono esempi di richieste che un’azienda può affrontare anche attraverso i propri contenuti.
Per questo, nella strategia di comunicazione suggeriamo di partire da informazioni che aiutino davvero a scegliere: pagine servizi dettagliate, risposte alle domande frequenti, esempi di lavori realizzati e spiegazioni comprensibili. Un sito aggiornato e informazioni aziendali coerenti offrono una base più solida per presentarsi online.
Sono attività utili al pubblico e alla qualità complessiva della presenza digitale. Non garantiscono una citazione nelle risposte di un’AI, ma aiutano l’azienda a raccontare con precisione competenze, servizi e differenze.
In Sphaera partiamo da qui: dalle domande dei clienti e da una comunicazione capace di dare risposte. Possiamo analizzare il tuo sito e i tuoi contenuti, individuando le informazioni da migliorare e le opportunità da sviluppare.
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