Niente è come sembra. Tutto è come serve.

Niente è come sembra. Tutto è come serve.

La società dei consumi è uno dei concetti più discussi del ventunesimo secolo. Partiamo da questa frase, e facciamo due passi indietro, per capire come si arrivi a ciò.
Nella vita, nella comunicazione, e soprattutto nel web, niente è come sembra.
Partendo da molti passi indietro, da quello che in psicologia si chiama “effetto priming”, ovvero un effetto psicologico per il quale l’esposizione a uno stimolo influenza la risposta a stimoli successivi.
Per fare un esempio semplificativo, la ripetizione di una certa parola aumenterà la probabilità che una parola simile sia fornita come risposta ad una domanda, benché non sia la risposta corretta.
Per lo stesso principio, molti stimoli che ci arrivano dall’esterno, ci portano ad avere risposte, dubbi, bisogni che ci vengono “preordinati”.

Bisogni indotti: qualcosa di cui non abbiamo bisogno davvero diventa imprescindibile

Quante volte sentiamo il bisogno di acquistare questo o quel prodotto, perché lo abbiamo visto, ci è stato propinato da una rivista patinata, dalla televisione o più probabilmente dal web?

Beni che, fino a poco tempo prima non ricoprivano nessun tipo di interesse, diventano imprescindibili. Nella società dei consumi, basata sulla produzione, sull’acquisto, sul commercio, tutto si basa sul “trovare nuove cose da far comprare”.

La pubblicità del ventunesimo secolo ci obbliga a  a pensare in questo modo. Necessità. Anche nell’inutilità.

Non si vive senza quel determinato bene. Un bene che non diventa solo necessario ma uno status, uno stile di vita, un esigenza. Peraltro i beni condizionano anche le logiche elitarie o comunque di gruppo o appartenenza. Non si è quel che si è, ma quel che si ha.

Nel web, soprattutto nei social network, siamo ciò che guardiamo, siamo ciò che scegliamo e infine siamo ciò che consumiamo.

Veniamo profilati ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo. Ogni nostro gesto, ogni nostra scelta diventa un tassello del nostro puzzle che permetterà di creare il nostro “io” virtuale. Quello che permetterà di venderci cose, servizi, progetti, sogni, viaggi. Di farci spendere, insomma.

Questo può essere utilizzato, anzi, viene utilizzato ogni giorno nel nostro interesse (es.: proporci contenuti che davvero possono interessarci) comunque con un interesse economico (es.: farci stare più tempo all’interno di una determinata piattaforma), oppure per cambiare i nostri bisogni (es.: proporci contenuti o beni che stimolino acquisti).

In questo modo, l’attività che vuole proporci beni o servizi può, grazie alle campagne ADS o Social, arrivare davvero a noi, senza dover sprecare soldi verso utenti disinteressati, ma che hanno già mostrato interesse verso di esse o comunque verso attività similari. Ma nello stesso modo, possono indurci acquisti di cui non sentivamo assolutamente il bisogno.

Il web, i social, non sono il demonio, ma devono essere utilizzati, sopratutto come utenti, e soprattutto dagli utenti più giovani, con intelligenza e soprattutto con distacco.

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