Crisi Covid19: quali attività hanno continuato ad esistere grazie al web?

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La pandemia, come ben sappiamo, ha toccato tutti gli aspetti della nostra società. Rivoluzionando la vita di ognuno di noi, un aspetto che ha inevitabilmente dovuto modificarsi è stato anche quello del lavoro, che travolto da un cambiamento sociale mai visto prima e che ha avuto come conseguenza l’esigenza di doversi, per forza, riadattare.

Su tutti i giornali lo possiamo leggere a caratteri cubitali: la crisi c’è e non si può nascondere. Ma se analizziamo nel dettaglio l’ambito lavorativo, possiamo notare come i cambiamenti abbiano apportato modifiche differenti a seconda dei settori, dove alcune attività hanno saputo resistere, altre hanno imparato a reinventarsi per non mollare il colpo, mentre altre sono state inevitabilmente più colpite.

L’elemento cruciale che ha saputo apportare un maggior – e concreto – aiuto ai lavoratori è stato senza dubbio il web. Il mondo digitale è stato (e continua ad essere, in molti casi) il ponte che funge da tramite tra le aziende e i clienti, essendo l’unica modalità che evita un contagio diretto e che riesce, se usato efficacemente, ad ottenere un ottimo risultato.

L’Osservatorio del network Hrc, per approfondire le tendenze in atto ha scelto sei driver di cambiamento da tenere d’occhio: welfare, labour, talent, training, digital e organization. La componente digitale si è rivelata, infatti, fondamentale anche per la gestione dei dati ed anche per una sorta di automazione dei processi e delle competenze della direzione risorse umane. 

Molti marchi famosi non hanno saputo reggere la ‘botta’ causata dalla pandemia, e il mercato ha dovuto così vedere lo sfiorirsi di alcuni brand. In Italia, ad esempio, è fallito lo storico marchio di jeans “Rifle”. L’azienda, in crisi da anni, è stata affossata ulteriormente dalla situazione Covid19.

Ma non per tutti i marchi di abbigliamento si è verificata la stessa sorte: la maggior parte – specie chi aveva un’attività già ben avviata – ha potuto resistere ai momenti bui grazie allo shopping online. Infatti, gli amanti della moda non si sono fermati e – già consapevoli della comodità di un acquisto online – hanno saputo aiutare le imprese. 

E le attività di ristorazione? Protagonisti di questa crisi, chi si è salvato lo ha fatto anche grazie alla ‘scialuppa del web’. Consegne e prenotazioni online sono state infatti all’ordine del giorno, e solamente grazie a questo metodo sono riuscite a registrare un livello di perdite ‘medio’.

Al contrario, parrucchieri, palestre, cinema – ambienti che hanno sempre segnalato un grande flusso di clienti – hanno dovuto spesso chiudere i battenti, vinti dai disagi economici comportati dalla pandemia. Non a caso si tratta di attività che poco riescono a fare grazie al web, non potendo trasportare il loro contributo ‘online’. 

Sembra quindi tutto girare intorno alla sfera del digitale, che ha saputo realmente identificarsi come uno strumento di salvataggio.

L’ormai conosciutissimo smart working ha permesso di far continuare impiegati d’azienda anche dal salotto di casa, continuando così un percorso lavorativo che altrimenti si sarebbe potuto bloccare e in molti casi concludere.