logo sphaera scritta bianca
✕
  • Home
  • Chi siamo
  • Metodo
  • Servizi
    • Web Design & IT
    • Grafica & Branding
    • Social & Communication
  • Portfolio
  • Collabora con noi
  • Blog
  • Contatti
    • Assistenza
      • Windows
      • Mac
  • Home
  • Chi siamo
  • Metodo
  • Servizi
    • Web Design & IT
    • Grafica & Branding
    • Social & Communication
  • Portfolio
  • Collabora con noi
  • Blog
  • Contatti
    • Assistenza
      • Windows
      • Mac

Il modo in cui cerchiamo informazioni online sta cambiando. Fino a pochi anni fa il percorso era quasi sempre lo stesso: digitare alcune parole su Google, confrontare i risultati e visitare uno o più siti.

Oggi una parte crescente delle ricerche avviene attraverso strumenti capaci di elaborare direttamente una risposta. ChatGPT, Gemini, Perplexity e le funzionalità AI di Google permettono di formulare domande complete, chiedere confronti, ricevere consigli e approfondire un argomento senza consultare manualmente decine di pagine.

Questo cambiamento ha portato alla diffusione di un nuovo acronimo: GEO, ovvero Generative Engine Optimization.

Ma che cos’è realmente la GEO? Sostituirà la SEO? E soprattutto: cosa deve fare oggi un’azienda per essere visibile anche nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale?

Che cos’è la GEO?

La Generative Engine Optimization comprende le attività finalizzate ad aumentare le possibilità che un sito, un contenuto o un brand vengano utilizzati, citati o menzionati nelle risposte prodotte dai sistemi di intelligenza artificiale.

La SEO tradizionale lavora principalmente sul posizionamento delle pagine nei risultati dei motori di ricerca. La GEO amplia il campo: non punta soltanto a far apparire una pagina tra i risultati, ma anche a rendere le sue informazioni comprensibili e utilizzabili dai sistemi generativi.

In altre parole, la SEO cerca di far trovare una pagina. La GEO cerca di fare in modo che le informazioni contenute in quella pagina siano considerate abbastanza pertinenti e affidabili da contribuire alla costruzione di una risposta.

La distinzione è utile, ma non deve far pensare alla nascita di due mondi completamente separati.

La GEO sostituirà la SEO?

No. Almeno non nel modo in cui spesso viene raccontato.

La GEO non cancella le attività di ottimizzazione già conosciute. Un sito deve ancora essere accessibile, veloce, ben strutturato, comprensibile e ricco di contenuti realmente utili. Se una pagina non viene correttamente letta, indicizzata e interpretata dai motori di ricerca, difficilmente potrà diventare una fonte rilevante per i sistemi generativi.

Google stesso precisa che le normali buone pratiche SEO rimangono valide anche per funzionalità come AI Overviews e AI Mode. Per poter comparire all’interno delle esperienze di ricerca generativa, una pagina deve prima soddisfare i requisiti tecnici della ricerca ed essere idonea all’indicizzazione.

La GEO può quindi essere considerata un’evoluzione della visibilità digitale, costruita sopra fondamenta SEO solide.

Pensare di lavorare sul posizionamento nelle risposte AI senza occuparsi della qualità del sito sarebbe come arredare un edificio prima di averne verificato la struttura.

Come trovano le informazioni i motori generativi?

Quando riceviamo una risposta da un’intelligenza artificiale, possiamo avere l’impressione che il sistema conosca già tutto. In realtà, il funzionamento è più complesso.

Alcune risposte vengono elaborate sulla base delle informazioni utilizzate durante l’addestramento del modello. In altri casi, soprattutto quando servono dati aggiornati o fonti verificabili, il sistema effettua una ricerca, recupera contenuti pertinenti e li utilizza per comporre la risposta.

Il risultato non è necessariamente identico per tutti. La formulazione della domanda, il contesto della conversazione, la piattaforma utilizzata e il momento della ricerca possono influenzare le fonti selezionate.

Questo rende la GEO meno prevedibile del posizionamento tradizionale. Non esiste una formula capace di garantire che una determinata pagina venga sempre citata da ChatGPT, Gemini o Perplexity.

È però possibile migliorare la qualità e la leggibilità delle informazioni offerte, aumentando le probabilità che il brand venga riconosciuto come una fonte utile.

Quali sono le differenze tra SEO e GEO?

SEO e GEO condividono molte attività, ma perseguono risultati in parte differenti.

Con la SEO, l’obiettivo è ottenere visibilità nei risultati di ricerca e portare le persone sul sito. Una volta avvenuto il clic, l’azienda può guidare l’esperienza attraverso contenuti, pagine di servizio, form e call to action.

Nella ricerca generativa, invece, l’utente può ricevere una risposta completa senza visitare immediatamente la fonte. Il sito può essere citato, collegato o semplicemente utilizzato come riferimento nella sintesi.

Questo modifica anche il modo di valutare i risultati.

Oltre a posizionamenti, impressioni, clic e conversioni, acquistano importanza:

  • le menzioni del brand nelle risposte AI;
  • la frequenza con cui il sito viene utilizzato come fonte;
  • gli argomenti per i quali il brand viene associato a una competenza;
  • la qualità del contesto nel quale avviene la citazione;
  • le visite provenienti da piattaforme conversazionali;
  • l’aumento delle ricerche dirette del nome aziendale.

Questi indicatori sono ancora meno precisi e standardizzati rispetto a quelli della SEO. Per questo è importante evitare promesse assolute: oggi nessuno può garantire una posizione stabile all’interno delle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Come ottimizzare un sito per la GEO

Non esiste un singolo intervento capace di rendere un sito “ottimizzato per l’AI”. Serve un lavoro coordinato che coinvolga struttura tecnica, contenuti, identità e reputazione.

Costruire una base tecnica affidabile

Il sito deve essere facilmente accessibile sia alle persone sia ai sistemi automatici che analizzano le pagine.

Occorre verificare:

  • indicizzazione delle pagine;
  • struttura dei contenuti;
  • velocità di caricamento;
  • navigazione da smartphone;
  • collegamenti interni;
  • URL descrittivi;
  • presenza di sitemap;
  • corretto utilizzo dei dati strutturati;
  • assenza di blocchi involontari ai crawler;
  • sicurezza e aggiornamento della piattaforma.

La chiarezza tecnica aiuta i motori di ricerca a comprendere quali pagine sono importanti e quale relazione esiste tra i diversi argomenti.

Rispondere alle domande reali del pubblico

Le ricerche conversazionali sono spesso più lunghe e dettagliate delle keyword tradizionali. Una persona non cerca necessariamente “agenzia comunicazione Bologna”, ma potrebbe chiedere:

“Come scegliere un’agenzia che possa gestire insieme sito, grafica e social?”

Per essere rilevante, un contenuto deve affrontare domande concrete e offrire risposte complete.

Questo non significa creare centinaia di pagine quasi identiche per intercettare ogni possibile formulazione. Significa conoscere il pubblico, raccogliere i dubbi ricevuti dai clienti e trasformarli in contenuti utili.

Produrre contenuti originali e non intercambiabili

L’intelligenza artificiale può riassumere facilmente informazioni generiche. Proprio per questo, i contenuti standardizzati rischiano di avere sempre meno valore.

Un’azienda dovrebbe pubblicare informazioni che nascono dalla propria esperienza:

  • casi studio;
  • risultati ottenuti;
  • processi di lavoro;
  • errori frequenti osservati nei progetti;
  • confronti tra soluzioni;
  • dati interni;
  • opinioni motivate;
  • esempi reali;
  • risposte fornite quotidianamente ai clienti.

Google consiglia di privilegiare contenuti utili, affidabili e pensati prima di tutto per le persone, valorizzando contributi originali ed esperienze dirette.

Un articolo generico potrebbe essere pubblicato da qualunque azienda. Un contenuto basato su un metodo proprietario, un progetto concreto o un’esperienza verificabile appartiene invece chiaramente al brand.

Organizzare le informazioni in modo chiaro

Le pagine devono essere approfondite, ma anche facili da consultare.

È utile organizzare ogni contenuto partendo da un titolo che descriva chiaramente l’argomento e da un’introduzione capace di rispondere subito alla domanda principale dell’utente. Il testo dovrebbe poi svilupparsi attraverso sottotitoli coerenti, paragrafi brevi e definizioni precise, utilizzando gli elenchi soltanto quando facilitano davvero la lettura. Anche una sezione dedicata alle domande frequenti può rendere l’approfondimento più completo, insieme ai collegamenti verso altri contenuti correlati e all’indicazione di fonti attendibili, utili a rafforzare la credibilità delle informazioni.

Una struttura ordinata non serve a “scrivere per le macchine”. Serve a rendere le informazioni più comprensibili a tutti.

Rendere riconoscibili autori e competenze

Le informazioni risultano più credibili quando è possibile capire chi le ha prodotte e perché possiede le competenze necessarie.Il sito dovrebbe raccontare l’azienda in modo chiaro e trasparente, presentando le persone che compongono il team e valorizzandone competenze ed esperienze. È importante descrivere con precisione i servizi offerti e mostrare i progetti realizzati, così da fornire prove concrete della propria professionalità. Anche riferimenti e contatti devono essere facilmente reperibili, mentre gli articoli del blog dovrebbero riportare sempre la data di pubblicazione e dell’eventuale aggiornamento, per aiutare gli utenti a riconoscere contenuti attuali e affidabili.

La fiducia non dipende da un singolo accorgimento tecnico. Si costruisce attraverso la coerenza dell’intero ecosistema digitale.

Rafforzare l’autorevolezza anche fuori dal sito

Un brand non diventa autorevole soltanto perché lo dichiara sulle proprie pagine.

Recensioni, articoli su portali di settore, citazioni, collaborazioni, profili social curati e presenza su fonti esterne affidabili aiutano a costruire un’identità più riconoscibile.

Non conta essere nominati ovunque. Conta essere presenti nei contesti giusti e in relazione agli argomenti sui quali l’azienda vuole essere considerata competente.

L’intelligenza artificiale può produrre tutti i contenuti?

Gli strumenti generativi possono essere utili per organizzare informazioni, individuare possibili approfondimenti, creare una prima scaletta o migliorare la leggibilità di un testo.

Il rischio nasce quando vengono utilizzati per pubblicare rapidamente grandi quantità di articoli privi di esperienza, verifica e valore originale.

Google non penalizza automaticamente un contenuto perché realizzato con l’aiuto dell’AI. Valuta invece finalità, qualità, accuratezza e utilità. La produzione automatizzata su larga scala, usata principalmente per manipolare il posizionamento, può rientrare nelle pratiche considerate spam.

L’intelligenza artificiale dovrebbe quindi supportare le competenze dell’azienda, non sostituirle.

Come misurare la visibilità nelle intelligenze artificiali?

La misurazione è uno degli aspetti più delicati della GEO.

Le risposte possono cambiare tra una piattaforma e l’altra e persino tra due richieste simili. I dati disponibili non sono ancora paragonabili alla precisione raggiunta da strumenti come Google Search Console.

È comunque possibile iniziare a osservare:

  • accessi al sito provenienti dalle piattaforme AI;
  • citazioni del brand su ChatGPT, Gemini e Perplexity;
  • fonti utilizzate nelle risposte relative al proprio settore;
  • crescita delle ricerche del nome aziendale;
  • contenuti maggiormente citati;
  • richieste di contatto che dichiarano di aver scoperto l’azienda tramite un assistente AI.

È utile effettuare verifiche periodiche, senza interpretare una singola risposta come un risultato definitivo.

Cosa dovrebbe fare oggi un’azienda?

Non è necessario abbandonare la strategia esistente per inseguire ogni nuova tendenza. Questo è piuttosto il momento giusto per mettere ordine nella propria presenza digitale, partendo dalla qualità tecnica del sito e dalla chiarezza con cui vengono presentati servizi, competenze e posizionamento.

È importante aggiornare le pagine principali, creare contenuti che rispondano alle domande reali del pubblico e valorizzare l’esperienza dell’azienda attraverso progetti e casi studio. Allo stesso tempo, sito, blog, social e portfolio dovrebbero essere collegati tra loro e seguire una direzione comune. I risultati andranno poi monitorati sia sui motori di ricerca tradizionali sia sulle nuove piattaforme basate sull’intelligenza artificiale, mantenendo i contenuti sempre aggiornati.

SEO e GEO, quindi, non sono due alternative, ma parti dello stesso percorso: rendere un brand più facile da trovare, comprendere e considerare affidabile.

Dalla prima posizione alla prima scelta

Nel nuovo scenario digitale, essere visibili non significa più soltanto raggiungere la prima posizione per una keyword.

Un’azienda deve diventare una fonte riconoscibile: per Google, per le intelligenze artificiali e soprattutto per le persone che stanno cercando una soluzione.

La SEO continua a costruire le fondamenta. La GEO introduce nuovi luoghi nei quali quelle fondamenta possono generare valore. In entrambi i casi, la tecnologia da sola non è sufficiente.

Servono metodo, contenuti originali, competenza e una strategia capace di evolvere nel tempo.

Share

Scopri altri post

Comunicare senza una strategia: perché pubblicare contenuti non basta più


Scopri di più

Google Business Profile: come far crescere la tua attività nelle ricerche locali


Scopri di più

Abbonamento comunicativo: perché conviene avere tutti i servizi in un’unica rata


Scopri di più
 
logo sphaera scritta bianca
 
[email protected]
+39 051 83 2710

Dove trovarci

Sphaera s.r.l.
Via Carlo Termanini 22/24
40053, Valsamoggia (BO)
P.I. 04330961204

Realizzazione a cura... di Sphaera! - Privacy Policy Cookie Policy